Pomeriggi d’estate

Osservo fili di ragnatele brillare come seta colpita dai raggi di sole tra gli aghi di pini in pinete sul mare in chiome colme del frastuono delle cicale

Lirica della Marea Interiore

A volte mi sento costa in bassa stagione.c’è un mare intero dentro: non un’umore, ma correnti. La calma arriva come mattino di bonaccia,il caos come una tempesta che non chiede permesso. Non ho previsioni: sono la riva segnata dal passo dell’acqua.entro ed esco da me stessa come fa la marea con le conchiglie:prendo, lascio, ritorno. Quando alzo il volume è un’onda contro gli scogli che cerca la sua forma;quando taccio, è la risacca che mette in ordine.non è scena, è navigazione:spostare pesi, alleggerire, cambiare rotta. Ho una rabbia che non cerca guerre: cerca un nord.la tengo in tasca come bussola:punta dove fa male, ma ricorda che lì c’è qualcosa da vedere.la dolcezza è sabbia, è alga, e data per scontato.non fa rumore, ma regge.mi capita di sembrar “troppo”, come una tempesta che si sente da lontano.ma chi resta ad ascoltare riconosce la canzone. Io, intanto, scelgo il mio porto:accetto il sale, il vento contrario, la pelle che cambia.non ho istruzioni chiare:arrivo, mi ritiro, ritorno – e in questo andare e veniremi tengo stretta, anche quando non mi piaccio,finché il mare che sono trovi pacee i miei sentimenti, come maree,obbediscano alla luna.

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