A volte mi sento costa in bassa stagione.
c’è un mare intero dentro: non un’umore, ma correnti.
La calma arriva come mattino di bonaccia,
il caos come una tempesta che non chiede permesso.
Non ho previsioni: sono la riva segnata dal passo dell’acqua.
entro ed esco da me stessa come fa la marea con le conchiglie:
prendo, lascio, ritorno.
Quando alzo il volume è un’onda contro gli scogli che cerca la sua forma;
quando taccio, è la risacca che mette in ordine.
non è scena, è navigazione:
spostare pesi, alleggerire, cambiare rotta.
Ho una rabbia che non cerca guerre: cerca un nord.
la tengo in tasca come bussola:
punta dove fa male, ma ricorda che lì c’è qualcosa da vedere.
la dolcezza è sabbia, è alga, e data per scontato.
non fa rumore, ma regge.
mi capita di sembrar “troppo”, come una tempesta che si sente da lontano.
ma chi resta ad ascoltare riconosce la canzone.
Io, intanto, scelgo il mio porto:
accetto il sale, il vento contrario, la pelle che cambia.
non ho istruzioni chiare:
arrivo, mi ritiro, ritorno – e in questo andare e venire
mi tengo stretta, anche quando non mi piaccio,
finché il mare che sono trovi pace
e i miei sentimenti,
come maree,
obbediscano alla luna.

